Scelte di vita comunitaria

15 Gennaio 2019
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Scelte di vita comunitaria

Per sei mesi sei ragazzi di varie parrocchie della diocesi, Alessandro, Chiara, Enrico, Margherita, Marianna e Martina, hanno vissuto insieme a Casa San Benedetto, trasformando questo tempo in un’esperienza straordinaria nata nell’ordinario. Ognuno di loro ha riportato sul foglio questi mesi indimenticabili, tutti da leggere.

Un’esperienza sperimentale, straordinaria ma che nasce nell’ordinario. Sei mesi di vita comunitaria, sei ragazzi di diverse parrocchie della Diocesi e di movimenti differenti e dei vicini di casa speciali! Questa è stata la proposta che noi (Alessandro, Chiara, Enrico, Margherita, Marianna, Martina) abbiamo accettato lo scorso aprile e che ci ha portati a vivere a Casa San Benedetto, la struttura Caritas situata al Ciarnin, a fianco all’orto e alla falegnameria della Cooperativa Sociale Undicesimaora.

A ciascuno di noi, in questo tempo, non è stato chiesto di stravolgere la propria vita e i propri impegni lavorativi o universitari, ma oltre alla solita routine c’è una scommessa più grande: vivere da comunità e da buoni vicini!

Per quanto riguarda la vita comune, oltre a condividere i pasti e gli spazi, condividiamo anche momenti di preghiera e di formazione spirituale, accompagnati da tre sacerdoti giovani e da Chiara, consacrata secondo l’Ordo Virginum.

Il valore aggiunto dell’esperienza sono i nostri “vicini di casa”: nell’appartamento a fianco al nostro, infatti, vivono cinque ragazze nigeriane con i propri bambini, di età compresa tra uno e quattro anni. Sono nostre coetanee, giunte in Italia non senza difficoltà, con un passato doloroso e lontane dalla famiglia, e attraverso la loro vicinanza abbiamo scoperto la bellezza nella diversità. Diversità del colore della pelle, della cultura e della lingua ma la stessa nostra voglia di realizzare i propri sogni. Tutto questo è reso possibile grazie all’accompagnamento degli operatori Caritas e alla formazione, che ci hanno permesso di conoscere le difficoltà che affrontano i migranti e di apprezzare la loro cultura e il loro modo di essere.

Dunque è uno scomodarsi che fa bene al cuore, che ti fa apprezzare il vivere da fratelli e il camminare insieme, con la consapevolezza che tutto l’amore e il tempo che si dona, ti viene ridato in cambio in maniera molto più abbondante!

Margherita

Appena mi è stato chiesto di scrivere la testimonianza per questa vita comunitaria mi son trovata subito in difficoltà… Non è facile dover scrivere una testimonianza su sette mesi di vita così intensi e la mia preoccupazione è subito stata di non cadere in banalità e cose semplici. In realtà però è proprio nella semplicità che ho vissuto questo tempo, nella semplicità di ritrovarsi a casa a condividere momenti di vita quotidiana senza dover pensare a fare chissà cosa di speciale e fuori dall’ordinario. Organizzare cose diverse è sempre risultato difficile per motivi logistici e i mille impegni di ognuno.

La casa è stata sempre poco fornita di comodità: un divano stretto, niente televisione, ma invece sempre tanto, a volte troppo, ricca di volti nuovi, di bambini che morivano dalla voglia di vederci tornare a casa come se avessero aspettato il nostro ritorno per tutta la giornata. Questi elementi hanno aiutato a creare una famiglia, di diverse provenienze, età e sogni nel cassetto. La semplicità con cui, quotidianamente, uscendo dalle mura di casa, abbiamo incontrato persone che lavorano all’orto, alla falegnameria e operatrici con cui scambiare sorrisi, saluti o due chiacchiere mi ha fatto sentire parte di una comunità anche più allargata.

I bambini per eccellenza hanno incarnato la semplicità di questo tempo con la loro purezza e innocenza; con le mamme si è creata un’amicizia in modo naturale, senza costrizioni solo per il semplice fatto di incrociarsi per le scale e condividere lo stesso tetto. L’aspetto per cui mi sento più di ringraziare il Signore sono stati altri compagni di vita comunitaria con cui si son creati legami autentici e grazie a cui mi son sentita sempre considerata e aiutata dalle loro attenzioni e condivisioni.

Sono stati mesi ricchi di amore palpabile che mi hanno rafforzato in alcune delle mie insicurezze e arricchito in relazioni, amicizie e fede. L’incontro con altre realtà, culture, volti è qualcosa di incredibile e ti fa riconoscerci nel nostro essere uguali, uomini e fratelli.

Sarò sempre grata per questa esperienza a Casa San Benedetto, luogo che ha fatto da sfondo a quelle che sono state le scelte e consapevolezze più radicali, decisive e vere della mia vita.

 

Martina

Questi sette mesi per me sono stati un tempo di grazia, in cui ho sperimentato cosa vuol dire accogliere l’altro e il diverso da sé. Ora, alla conclusione di questa vita comunitaria sono veramente grata al Signore per avermi scelta e per avermi chiamata qui, per avermi donato delle vicine che mi hanno trasmesso una grande tenacia, per avermi permesso di entrare nella vita di questi bambini e di averli visti crescere senza nemmeno accorgermene.

Per me è stata un’esperienza così forte che giorno dopo giorno ha messo in discussione tutto di me: le relazioni, il lavoro, la pazienza, la disponibilità verso l’altro e la capacità di dire di “no” quando necessario.

In questo tempo ho avuto la possibilità di fare i conti con i miei limiti e di sbattere contro quei muri che prima non ero disposta ad abbattere. E per accompagnarmi in questo duro cammino il Signore mi ha fatto il dono grande di mettere al mio fianco persone che hanno saputo non solo sopportare ma anche accogliere nel silenzio della quotidianità quei miei lati spigolosi.

Sono stati sette mesi di sorrisi, stanchezze condivise, cambiamenti, di gioia nel tornare a casa perché c’era sempre qualcuno ad aspettarti per giocare insieme, di via vai per casa, e di trenini fatti per riportare la calma.

Mi porto a casa la consapevolezza che dietro ciò che vediamo dell’altro oggi, non c’è altro che il frutto di battaglie, vinte o perse, che sono state combattute; mi porto a casa un cuore ricolmo d’amore, donato e ricevuto, un amore pieno di te Signore.

 

Marianna

E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe “… piangerò”.

“La colpa è tua” disse il piccolo principe “io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”.

“È vero” disse la volpe.

“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.

“È certo” disse la volpe.

“Ma allora che ci guadagni?”.

“Ci guadagno” disse la volpe “il colore del grano”.

Non posso che avere il cuore grato, o Padre, per la bellezza del colore del grano che mi hai fatto gustare in questi sette mesi!

Sicuramente è stata un’esperienza scomoda, in cui mi hai chiamato all’essenziale, ma è proprio in questa essenzialità che ho potuto sperimentare, ancora una volta, il Tuo amore.

L’ho sperimentato nella vicinanza con le mamme in cui mi sono sentita toccata in profondità, ed ho scoperto il tuo volto sofferente e allo stesso tempo la gioia della Resurrezione. Non posso negare che viverci assieme mi ha smosso dentro e mi sento di non poter mettere a tacere quello che ho provato!

L’ho sperimentato nella confusione dei bimbi con cui mi ha messo una gioia infinita nel cuore e che, nonostante non lasciava spazio al riposo, mi ha rigenerato. È proprio vero che il regno dei cieli è dei bambini! Il loro affetto e la loro dolcezza mi hanno fatto sentire a casa già dai primi giorni.

L’ho sperimentato, non per ultimo, nella vita comunitaria con i miei compagni! Ognuno diverso dagli altri, ognuno con il suo carattere, ma il camminare insieme mi ha fatto proprio sentire di essere fratelli in Cristo. Non ci siamo scelti, ma la presenza di ciascuno è stata importante per la crescita della comunità.

Grazie Signore per tutto questo, lo rimetto nelle Tue mani, dove sicuramente rimarrà per l’eternità.

 

Chiara

Oggi sono qui con il cuore pieno di gratitudine per la bellezza e la pienezza di questo tempo.

Signore, mi hai chiamato a vivere insieme a persone che non ho scelto ma che, in sette mesi, ho imparato ad amare. Ognuno di loro è stato ricchezza immensa per la mia vita.

Grazie per avermi fatto il dono della vicinanza di queste mamme. Le loro storie mi hanno toccato il cuore. Il loro amore per la vita mi spinge a fare memoria di quanto bene ricevo ogni giorno e di cui spesso non sono abbastanza grata.

Grazie per la gioia e l’entusiasmo dei bambini che hanno riempito le giornate. Da loro ho imparato lo stupore e la bellezza nelle piccole cose.

E infine grazie per il dono immenso di questi compagni di vita. Ognuno di loro, nelle gioie e nelle fatiche di ogni giorno, ha saputo essere esempio di umiltà e di servizio. Il mio cuore indurito, con la loro vicinanza, si è sciolto aprendomi ad una nuova accoglienza e generosità.

Le parole non bastano per descrivere la gioia che porto nel cuore ma, perché si moltiplichi, questa gioia va condivisa, allora in questi giorni in cui il freddo dell’inverno si avvicina ed il buio arriva sempre prima alla sera, lasciamo aperta la nostra porta, per quando busserà un amico, per quando verrà qualcuno a chiedere una mano, per il Signore che passa nella nostra vita nel volto dei fratelli e delle sorelle.

 

Enrico

Un cammino lungo sette mesi e sette mesi molto molto pieni nella mia vita. L’ultimo esame, la tesi, la laurea, il nuovo lavoro. La gioia di tutte le esperienze estive. Il dolore, il combattimento con la propria paura, la confusione di fronte alla malattia, il Tetris dei tempi. Un cammino silenzioso perché si è inserito all’interno della vita che conducevo senza sconvolgimenti. Compagni fedeli sono stati lo zaino, gli scarponi e il cuore.

Zaino fatto di ricchezza dell’incontro con l’altro, di bellezza dello stare insieme, di fatica di sbattere il muso con le proprie aspettative sugli altri e sull’idea che porti con te di famiglia. Forse il dono più grande è stato aver sperimentato la necessità di una fede concreta e quotidiana: è facile infatti essere cristiano solo in particolari momenti della settimana, qui le giornate non finivano mai, tra le esigenze della comunità e dei nostri vicini, specialmente quelli più piccoli. Qui sei chiamato a spendere il tuo tempo libero e di relax per gli altri.

Gli scarponi, simbolo del cammino fatto con i sacerdoti che ci hanno accompagnato, ma soprattutto della preghiera condivisa nella comunità. Ho sperimentato quanto è facile perdere la direzione come comunità se nella giornata, vissuta in maniera frenetica, non vivi insieme un contatto con Dio. è come ritrovarsi alla stessa frequenza d’onda.

Il cuore, dove lasciar abitare Dio, ispirato insistentemente dalle parole di San Paolo: “Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.”.

Ed ora si continua per la Strada con il sorriso e tanta tanta gratitudine.

Alessandro

Esserci, crederci e sentirsi parte di un mondo nuovo è qualcosa di meraviglioso.

Qualcosa che non si riesce a descrivere a parole, qualcosa che va scoperto attraverso gli occhi anche se a volte affaticati, di chi ne ha ammirato la bellezza.

Si viene chiamati a fare un salto nel vuoto, il Signore ci chiede di fidarci, ignari di chi o cosa ci aspetta dall’altra parte, in fin dei conti la vita è anch’essa un mistero da scoprire e un’opportunità da cogliere.

I frutti di questi mesi si raccolgono con il tempo, sono frutti nuovi che donano speranza e certezza nell’affidarsi.

Queste mamme e questi bambini sono stati un dono nelle nostre vite, ci hanno permesso di crescere come persone, comunità e buon vicinato. Li porterò sempre nel cuore come un bene unico e prezioso da conservare con la speranza che dia sapore alla vita di molti.

Per ultima, ma non per importanza, ringrazio la comunità, dimostrazione vera che gioie e fatiche sono più belle se condivise.

15 Gennaio 2019
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