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La situazione e i metodi di intervento dopo il sisma

28 ottobre 2016
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La situazione e i metodi di intervento dopo il sisma

Con ancora nella mente la sensazione delle ultime due scosse della sera del 26 ottobre, ripercorriamo insieme al coordinamento Caritas il sisma del 24 agosto e i metodi di intervento, a due mesi esatti dalla tragedia che sconvolto la vita di intere famiglie e ha messo in ginocchio una parte del nostro Paese.
Il terremoto dello scorso 24 agosto, che è stato avvertito in maniera netta anche nel territorio della nostra diocesi, ha causato 298 vittime, tra cui moltissimi non residenti, centinaia di feriti e migliaia gli sfollati, soprattutto nei primi giorni (circa 5.000 dopo la prima settimana) e in particolare nei territori compresi tra Marche, Lazio, Abruzzo. Le diocesi marchigiane colpite sono state molte – Ascoli Piceno, Camerino, Macerata, Fermo e San Benedetto del Tronto – ma il terremoto ha riguardato una più vasta area nazionale, comprendente le diocesi di Rieti, di Spoleto, dell’Aquila.

Secondo i dati aggiornati al 26 ottobre, la Protezione civile comunica che allo stato attuale i cittadini ospitati in alberghi e strutture ricettive, distribuite nelle province interessate dal sisma, sono complessivamente 834, di cui più della metà negli hotel di San Benedetto del Tronto. In 145, invece, tra abruzzesi, amatriciani e accumolesi, hanno scelto di trasferirsi presso le abitazioni del progetto C.A.S.E., messe a disposizione nel comune dell’Aquila, o nei MAP localizzati in altri comuni d’Abruzzo. Restano, infine, 134 persone, ospitate in residenze sanitarie assistenziali in tutte le quattro regioni colpite dal sisma di questo agosto. A due mesi dal terremoto la chiusura dei campi di accoglienza è quasi completa.

Da tutto il Paese, e anche dall’estero, come ci rende noto Caritas Italiana, attraverso la nostra rete continuano ad arrivare gesti di solidarietà e generose offerte ma anche una buona disponibilità di volontari. A tal proposito sono stati attivati dei gemellaggi di vicinanza tra regioni ecclesiastiche, che prevedono la presenza nelle Marche delle delegazioni Emilia Romagna, Piemonte e Calabria che si metteranno a servizio delle diocesi colpite dal terremoto.

Subito dopo la scossa delle 3:36 di mercoledì 24 agosto 2016 si è attivata la rete del coordinamento regionale emergenze di Caritas Marche per mezzo di due operatori, della Caritas di Fano e della Caritas di Senigallia, a supporto della Caritas diocesana di Ascoli Piceno e si è concretizzata anche una presenza di supporto alle attività di lettura e vicinanza alla popolazione, in condivisione con Caritas Italiana e con la Caritas di Rieti.
In questa prima fase, ossia in questi due mesi seguenti al sisma, le attività principali a sostegno delle diocesi colpite sono state principalmente due: per prima quella di dare un supporto attraverso lo stile della prossimità e della comunione ecclesiale, con particolare attenzione all’attivazione, al coordinamento e alla gestione delle risorse, locali e nazionali, ecclesiali ed extra-ecclesiali. Per seconda quella di approfondire la conoscenza dei cambiamenti delle comunità e dei territori colpiti, nel tentativo di leggere e capire il contesto ed elaborare congrue azioni progettuali in ordine agli aspetti sociopastorali e socioeconomici, sostenendo, nell’immediato, azioni di ripristino della normalità di vita sociale o lavorativa e, in un tempo più lungo, attivando le risorse interne della comunità in questo cambiamento.

Tutti gli interventi nelle zone colpite dal terremoto coordinati dalla delegazione Caritas delle Marche sono e saranno ancora a servizio e a supporto delle comunità delle diocesi colpite. Si è scelto infatti uno stile di progettazione di tipo partecipato, dove la comunità deve poter essere protagonista del riconoscimento dei propri bisogni, dell’individuazione degli obiettivi, dell’attuazione delle azioni di qualsiasi intervento. La priorità di Caritas sarà quella di dare attenzione e cura ai bisogni del territorio e non dei donatori: a questi ultimi, piuttosto, potrà offrire le informazioni necessarie per capire l’importanza della partecipazione della comunità al processo di costruzione del proprio futuro. Convinti che gli uomini non sono proprietari, ma custodi del Creato, la Caritas ritiene importante contribuire al bene comune promuovendo una cultura di non consumo del territorio, privilegiando la riqualificazione e il restauro dei luoghi già esistenti ed evitando di lasciare sul territorio costruzioni inutili e che abbiano un impatto negativo sulla qualità e la bellezza dell’ambiente.

Lo slogan “C’è un tempo per rialzarsi”, scelto per la colletta nazionale dello scorso 18 settembre, voleva evidenziare e puntare l’attenzione sul desiderio di ripartire grazie a un germoglio di speranza, che, più potente di ogni scossa, emerge dalle macerie. L’obiettivo ultimo dell’intervento del coordinamento Caritas, infatti, è quello di accompagnare i tempi lunghi della ricostruzione, sia materiale che spirituale, della tessitura di relazioni e del senso di comunità, del riassorbimento dei traumi sociali e psicologici, del rilancio delle economie locali. È questo lo “stile Caritas”, ribadito e condiviso negli incontri avuti con i Vescovi, le Caritas locali, i delegati regionali: restare accanto alle persone colpite dal sisma non attraverso un pacchetto preconfezionato di operazioni, ma restano in costante ascolto dei bisogni delle persone, nella consapevolezza di trovarsi in un contesto in continuo mutamento e dalle molteplici sfaccettature. Quel che Caritas intende mettere in atto è una carità da testimoniare giorno per giorno, senza clamore, stando accanto e accompagnando le persone, con lo studio di progetti di ricostruzione e di riabilitazione socioeconomica che potranno venire finanziati.

28 ottobre 2016
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