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“Dentro un paio di scarpe” – spettacolo dei Cantieri Meticci

26 aprile 2018
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“Dentro un paio di scarpe” – spettacolo dei Cantieri Meticci
Uno spettacolo di grandissimo successo quello di ieri, domenica pomeriggio, sotto la vecchia pescheria del Foro Annonario. Pubblico entusiasta della performance finale frutto di lunghi mesi di laboratori dei Cantieri meticci, collettivo nato per mescolare le arti e le persone ed esperimento teatrale di integrazione tangibile, che vede nel teatro uno dei mezzi per l’accoglienza, la conoscenza e la comprensione tra italiani e stranieri.
Portati a Senigallia fin dalla prima volta, due anni fa, dallo SPRAR (Sistema di protezione rifugiati e richiedenti asilo) di Comune e Ambito, a Senigallia gestito da Fondazione Caritas, in collaborazione con la Scuola di Pace, i Cantieri meticci di quest’anno sono stati una vera fucina di idee e di persone, letteralmente raddoppiate.
Lo spettacolo “Dentro un paio di scarpe” ha giocato sulla metafora della competizione sportiva, prendendo spunto da un’opera a fumetti di Federico Appel dal titolo “Pesi massimi. Storie di sport, razzismi e sfide”. Gli attori, come una nazionale olimpica, hanno lottato e tirato fuori coraggio e parole importanti – “si fa per vincere, e vincere… si fa per cosa?” – per scuotere il pubblico, metaforicamente la folla, a comprendere le dinamiche delle ingiustizie e delle discriminazioni che da sempre hanno macchiato anche il mondo dello sport. Discriminazioni verso le donne, che hanno rivendicato i loro diritti, hanno urlato contro la violenza subìta, i soprusi, gli abusi, la libertà negata. “Non è la nostra natura, è la cultura a dire cosa una donna può fare”: così, seguendo la metafora, le donne a cui è stato impedito di correre nelle lunghe distanze perché “fisiologicamente incapaci”. Ma l’ingiustizia non si è abbattuta solo contro le donne, anche contro i neri, come Tommie Smith e John Carlos, rappresentanti delle Pantere Nere, vincitori della medaglia alle Olimpiadi ma espulsi dal villaggio olimpico per le loro idee. Simulando una staffetta dei diritti gli attori hanno raccontato pezzi di se stessi, delle proprie radici, del loro viaggio angosciante, anche, nel quale gli aguzzini pretendevano sempre più soldi per poter migrare, pezzi della propria paura di fronte ai muri che vengono costruiti e che è faticoso abbattere. I Cantieri meticci quei muri li buttano giù con un soffio, grazie alla forza che nasce dall’unione e che sa vincere l’ignoranza. Davvero un lavoro meritevole degli scrosci di applausi finali, un lavoro commovente, toccante e molto potente. “Siamo tutti, donne e uomini, attori o atleti, pubblico o passanti, dentro lo stesso paio di scarpe a far correre questo Paese e siamo noi che decidiamo dove farlo andare”. Chapeau.
 
Regia: Francesco Simonetta
Drammaturgia: Silvia Bertolini, Viviana Salvati
Scenografia: Charlotte Wuillai
Coreografie: Blessing Isioma jr, Lamin Kijera, Madoul Jadama
26 aprile 2018
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