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Altro al Centro – giovani e Caritas

19 febbraio 2019
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Altro al Centro – giovani e Caritas

Allargare lo sguardo e mettersi in gioco per vivere sulla propria pelle la complessa quotidianità di Caritas e in particolare del Centro di solidarietà, dove i poveri trovano riparo: una sfida importante che lascerà il segno, quella che hanno scelto di affrontare alcuni giovani del territorio e che molti altri sono invitati a fare.

Mentre sta per avviarsi una nuova comunità di giovani (Filippo, Kristela, Francesco, Irene, Martina), che per sei mesi vivranno insieme a Casa San Benedetto, non dimentichiamo che nelle ultime due settimane di fine gennaio hanno preso il via altre due esperienze residenziali di giovani maggiorenni che provengono dal gruppo dell’Azione cattolica di Trecastelli. Titolo del loro progetto: “Altro al centro”. I primi otto ragazzi, Angela, Giulia, Melissa, Claudia, Gioele, Daniele, Francesco, Giulia, hanno vissuto insieme in due stanze del Centro di solidarietà, mettendo insieme la loro quotidianità, i loro impegni di studio e lavoro, con il servizio che il CdS offre, quindi mensa, armadio del povero, accoglienza, Centro di ascolto, ecc. “Vivere qui una settimana” racconta Gioiele Serfilippi “ti smuove dentro, suscita tante sensazioni ed è emotivamente molto significativo, soprattutto rispetto al servizio di una sola sera o di un pasto. In una settimana gli estranei che vedi ogni giorno diventano quasi familiari e le relazioni guadagnano in profondità: è stato questo l’aspetto che più ha colpito me e il mio gruppo, cioè la bellezza del percepire come familiare chi non conosci, nonostante sia molto diverso e lontano da te”. La giornata di condivisione con ospiti e volontari si è affiancata a un cammino spirituale e ad alcuni spunti formativi, uniti sotto il segno del messaggio di papa Francesco “Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore”.

Anche il secondo gruppo, composto da sei ragazzi, Riccardo, Alessandro, Alessio, Gianmaria, Lorenzo ed Elena, è stato decisamente soddisfatto della settimana di esperienza, che dopo un certo timore iniziale mette alla prova, fa crescere e insegna tante cose, da quelle più pratiche a quelle più interiori. “Ho cominciato spinto dalla curiosità a fare volontariato, l’anno scorso” dice Riccardo Lombardelli, 21 anni “e posso dire che questa esperienza di convivenza è stata una grande scoperta. Sono riuscito a conciliare bene il lavoro con tutto il resto, gli altri sono riusciti a studiare e frequentare l’università. Cucinare per gli ospiti e mangiare con loro ti permette di conoscerli più a fondo, di sentirti a casa e di farli sentire a casa. Prendersi cura delle persone, ascoltare, essere presenti: tutto questo significa per me fare volontariato. È una scelta che, mentre fa stare bene gli altri, fa stare bene anche te. Molto bene”.

L’esperienza può essere ripetuta da qualsiasi gruppo, è sufficiente essere maggiorenni. I motivi di una scelta simile sono svariati: vivere un tempo forte con gli ultimi, conoscere e toccare con mano le loro difficoltà senza la pretesa di risolvere i loro problemi ma facendosi semplicemente accanto, allargare lo sguardo sulla nostra realtà e lasciarsi “scomodare” dalla vita dell’altro. Sempre mettendosi a confronto e aiutandosi con chi vive quest’esperienza insieme a te.

19 febbraio 2019
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