Semplicemente Insieme, nella sua dodicesima edizione, si è ormai concluso. Di seguito la testimonianza di tre ragazze che hanno trascorso cinque giorni a Senigallia all’insegna della solidarietà. Il gruppo, costituito nel complesso da 16 ragazzi provenienti da diverse città d’Italia (Nocera Superiore, Roseto Degli Abruzzi, Faenza, Perugia, Erba, Mandello Del Lario, Termoli, Bormio e le locali Barbara e Montemarciano) e 5 suore della Carità, ha partecipato al Cenone ed alla Tombola della Solidarietà organizzata dalla Caritas diocesana in Piazza Simoncelli, conoscendo nel periodo di permanenza a Senigallia le attività quotidianamente condotte dalla Fondazione Caritas Senigallia Onlus. Di seguito le loro parole:
“Era esattamente il 6 dicembre 2011 quando suor Antonella mi ha detto: -hai già pensato qualcosa per capodanno?-. Io di preciso non avevo in mente nulla e tranquillamente le ho detto di no. Già da quel giorno è nato un presentimento in me che stavo per avere la possibilità di partecipare ad un capodanno del tutto particolare. La proposta infatti era presentata con il nome “capodanno alternativo” e prevedeva il trascorrere insieme un Ultimo dell’Anno a Senigallia con la Caritas diocesana, l’Unitalsi e le Suore della Carità all’insegna dello “stare insieme”. Ci era data la possibilità di trascorrere un capodanno offrendoci all’altro, in particolar modo, al povero, al solo e al sofferente. Dopo avermelo proposto mi ha detto che avevo tempo fino al 10 di dicembre per pensarci e poi avrei dovuto dare una risposta, in realtà non da subito ho tenuto in considerazione l’opzione di andare a Senigallia per questa esperienza, solo il giorno prima di dare la risposta definitiva, mi sono fermata e mi sono detta: perché escludere da subito senza nemmeno considerare questa proposta di Suor Anto? Alla fine la mia voglia di partecipare che nei giorni prima cercavo con altri pensieri di nascondere, di far diminuire, ha prevalso. Il 10 pomeriggio dopo un finale consulto con la mia famiglia che devo ringraziare perché se ho partecipato è anche grazie a loro, ho chiamato suor Anto e le ho detto che avrei partecipato. Subito la sua gioia nata dalla mia risposta mi ha travolto e la convinzione di aver fatto la scelta giusta è nata giorno dopo giorno, anche se qualche giorno prima della partenza è diminuita in po’ probabilmente a causa dalla paura che cresce in noi di fronte a qualcosa di nuovo.
Il 30 è arrivato in fretta e la mia avventura è iniziata. Sono stati cinque giorni intensi e ricchi di esperienze. Ognuno di esso iniziava con un momento di preghiere in cappellina per affrontarlo e viverlo nel migliore dei modi. Ad ogni giornata era riservata una determinata attività da svolgere. Il venerdì sera, dopo esserci incontrati e aver cenato assieme, ci siamo spostati presso il tendone riscaldato montato in piazza Simoncelli di Senigallia per allestirlo e addobbarlo per il cenone di fine anno. Da subito è stato bello vedere tante persone straniere e non, provenienti da paesi diversi riuniti tutti sotto lo stesso tendone con un unico scopo. Questa semplice e spontanea collaborazione tra le persone ha accompagnato tutte le attività. La giornata più impegnativa è stata sicuramente il 31, infatti ci ha impegnato la mattina per terminare i preparativi e dalle cinque del pomeriggio fino alla fine della festa. Il momento più significativo di questa giornata è stato sicuramente il momento del cenone, quando abbiamo dovuto servire circa 1000 persone. I volontari sono stati organizzati e divisi in gruppi, ognuno aveva il proprio compito. Sono rimasta colpita dall’importanza di essere organizzati in maniere precisa, solo così è possibile permettere una buona riuscita delle varie attività. É importante che ognuno sappia cosa deve fare e si impegni a portare a termine l’impegno preso.
Nei giorni successivi, in particolare l’uno e il due gennaio erano previste attività di vario genere. Il primo giorno dell’anno lo abbiamo passato presso il Centro di Solidarietà, con i suoi ospiti abbiamo pranzato e cenato e abbiamo avuto la possibilità di ascoltare la testimonianza di un giovane afghano, sfuggito al reclutamento dei guerriglieri e arrivato in Italia quattro anni fa. Il racconto è stato molto coinvolgente ed è proprio vero che fin quando non vedi in prima persona situazioni di questo genere non puoi renderti conto di quello che vive e soffre la gente meno fortunata di noi. Fin quando non vieni a contatto che queste situazioni non potrai mai renderti conto di come è importante per queste persone la presenza di associazioni che abbiano a cuore il prendersi cura di loro. Nel pomeriggio di questo primo giorno dell’anno ci è stata offerta la possibilità di venire a conoscenza delle tante e diverse attività della Pastorale Giovanile di Senigallia presso la Casa della Gioventù e il Punto Giovane. Dopo la presentazione delle attività abbiamo assistito alla messa presso il duomo di Senigallia presieduta dal Vescovo. L’ultimo giorno prima della partenza è stato caratterizzato dalla presenza di due momenti di preghiera, al mattino ci è stato chiesto di riflettere sul brano di Vangelo che racconta l’incontro di Gesù con la Samaritana. Quello che più mi ha colpito di questo brano è come la samaritana nonostante non conoscesse Gesù si è fidata immediatamente, alla proposta di Gesù di offrirle un acqua che diventerà sorgente di acqua viva che zampillerà per la vita eterna non si è tirata indietro. La fiducia è un valore importantissimo ed è proprio quello che sta alla base di una solida relazione umana, anche in questi giorni ho potuto vedere la fiducia negli occhi delle persone che chiedevano aiuto perché difficilmente lo si chiede se non la si ha. Il secondo momento di preghiera è stato previsto presso la cappellina del punto giovane. Non a caso è stato scelto il vangelo della samaritana che incontra Gesù, infatti nella cappellina vi era un splendido mosaico che rappresentava proprio questa scena. Abbiamo così avuto modo di entrare in contatto con questa parte di Vangelo non solo attraverso le parole ma anche grazie all’immagine. É stato un momento molto intenso. Nel pomeriggio del 2/01 siamo stati occupati dai preparativi per la Tombola della Solidarietà, prima con la prevendita dei biglietti e la pubblicità tra le vie del centro di Senigallia e poi con la realizzazione della tombola vera e propria.
L’esperienza stava per terminare e mancavano poche ore alla partenza. Oltre ai momenti organizzati elencati sopra, durante il tempo trascorso a Senigallia abbiamo avuto l’opportunità di passare dei momenti liberi che hanno permesso la crescita e l’unione del gruppo. Sono stata molto contenta di aver partecipato e la cosa che più mi ha colpito è la complicità, la sintonia che da subito hanno contraddistinto i rapporti che sono nati. Non ci conoscevamo e venivamo da tutta Italia, eppure l’aver scelto di essere a Senigallia per un’esperienza di volontariato per l’ultimo giorno dell’anno ci accomunava tutti. Non dimenticherò mai questa esperienza e porterò con me gli sguardi, i volti, i sorrisi, le parole di tutte le persone che ho avuto la fortuna di conoscere. Ognuno di noi è un dono e solo l’incontro con l’altro permette uno scambio reciproco di valori, idee ed esperienze. Da questa avventura ho potuto capire come a volte per colmare una solitudine particolare bisogna trovare il coraggio di fare delle scelte e andare incontro al nuovo. Un nuovo che una volta scoperto entra a fare parte di te e ti accompagna per il resto della vita. É proprio vero che ci sono esperienze nella vita che toccano talmente tanto che dimenticarle è impossibile, questa sarà sicuramente una di quelle! Un grazie particolare alle suore delle carità che ci hanno accompagnato in questi cinque giorni, che si sono impegnate per la realizzazione di questo progetto”. Jessica
“L’esperienza del capodanno solidale a Senigallia è stata davvero forte. Oltre a conoscere e venire direttamente in contatto con realtà che si conoscono ma che a volte si sentono lontane da noi, abbiamo anche imparato a “vivere insieme”. Infatti, pur venendo tutti da parti differenti e lontane d’Italia, ci siamo subito conosciuti e uniti, collaborando insieme. E’ certamente un’esperienza che lascia il segno, un’esperienza che consiglio di vivere a chi non era con noi e soprattutto un’esperienza che rifarei!” Elena
“Questo Capodanno, e lo scrivo con la C maiuscola perché davvero merita considerazione, Capodanno così diverso dal solito… è stato davvero un’esperienza che ha lasciato il segno! Non solo in me ma anche negli altri! Questo non lo dico solo io ma lo han detto anche gli altri: chi piangendo, chi baciando e chi a parole! Ognuno a suo modo ha detto qualcosa di positivo a riguardo! Dovrebbero avere la possibilità di farle tutti i giovani perché è solo stando “SEMPLICEMENTE INSIEME” che si diventa SEMPLICEMENTE SE STESSI e dunque….SEMPLICEMENTE QUALCUNO! La gioia e l’amore che derivano dalla condivisione e dallo scambio non le troverete da nessuna parte e neanche in nessun libro perché l’altro è il libro migliore in cui poter leggere se stessi! Non sono parole dette per fare retorica e sceneggiatura ma sono parole che dico col cuore in mano a chiunque leggerà perché dopo le esperienze forti non è possibile non dire….. parole forti! Io vi dico solo che mi sento PIENA, CARICA, FORTE, ENTUSIASTA e che sento di poter abbracciare l’universo intero talmente è tanta la gioia che questa avventura ha lasciato in me!!! A voi giovani che leggete, mi permetto di dirvi…. Nn abbiate paura di dire il vostro “si” alle esperienze forti perché così potrete davvero essere molto più padroni della vostra vita e non solo per una questione diciamo “tecnica” ma anche per un fatto di gioia vera e duratura! Vi ringrazio per la Vostra attenzione e in comunione di Croce e Resurrezione Vi abbraccio tutti!”. Chiara Maria Moretti
Di seguito le parole di Mirella, che al Cenone di fine anno ha partecipato accompagnando tre ragazzi del Centro “La Giostra” di San Gregorio di Ostra (AN)
“Anche quest’anno, dopo la bella esperienza dell’anno scorso, ho partecipato con gioia, in piazza Simoncelli al Cenone di fine anno che la “Caritas Diocesana” ha organizzato in collaborazione con il Comune di Senigallia. Se bella è stata l’esperienza dell’anno scorso, quest’anno non è stata sicuramente da meno! Per chi partecipa, a mio avviso, ogni anno è diverso: sia perchè diverso è lo stato d’animo in cui la persona si trova, sia perchè le novità che gli organizzatori propongono suscitano e fanno vivere nuove emozioni. Dico stato d’animo perché, nella nostra parrocchia di Pianello, proprio nel pomeriggio del 31 dicembre si è celebrato il funerale di Telari Leonello che tanto prematuramente e repentinamente ci ha lasciati. In queste occasioni ci si sente addolorati e rattristati. E’ vero, la tristezza e l’emozione non sono mancate, ma grazie alla Fede e alla testimonianza della moglie, dei figli e nipoti, abbiamo vissuto un momento di condivisione come in una vera “grande famiglia” in cui ci si sente vicini e uniti nelle gioie, ma anche nei dolori. Non nascondo che tale stato d’animo mi ha accompagnato durante la serata.
Prima di iniziare la cena, Giovanni Bomprezzi vice direttore della Caritas diocesana, porgendoci il saluto di benvenuto e l’augurio di buon fine e inizio del nuovo anno, ci ha annunciato le novità di quest’anno: al cenone era presente come di consueto l’Unitalsi di Senigallia con i suoi volontari, ma anche la Lega del Filo d’Oro con una trentina di persone, un gruppo di amici provenienti addirittura da Savignano sul Rubicone, che, incuriositi dell’iniziativa, sono voluti venire per sperimentare la bella esperienza di cui avevano sentito parlare. Quattro ragazzi provenivano da Bologna, una coppia da Ferrara e numerosi ragazzi sono venuti da Ancona. C’è stato poi il saluto del Sindaco Mangialardi e infine quello del nostro Vescovo Orlandoni, il quale, allacciandosi al Messaggio del Papa per la “ Giornata Mondiale Della Pace” (che si celebra il primo gennaio di ogni anno) dal tema: “Educare i giovani alla giustizia e alla pace” ha sottolineato l’importanza della famiglia. ”E’ nella famiglia che i figli apprendono i valori umani e cristiani che consentono una convivenza costruttiva e pacifica, è nella famiglia che essi imparano la solidarietà tra le generazioni, il rispetto delle regole, il perdono e l’accoglienza dell’altro. Essa è la prima scuola dove si viene educati alla giustizia e alla pace”. Questa frase era scritta nei foglietti disposti lungo i tavoli, come ricordo da portare a casa insieme ad un piccolo pacchettino-dono confezionato con fogli di giornale.
Particolarmente commovente per me è stata la testimonianza di una persona della Lega del Filo d’Oro sordo-cieca, che ci ha raccontato quanto sia importante per loro partecipare a queste iniziative: sono occasioni per superare l’isolamento, danno la forza per non sentirsi soli ma parte di un unica famiglia.
Forse per me e per le altre volontarie presenti, una bella novità ed esperienza è stata quella di poter accompagnare al cenone tre ragazzi del Centro “La Giostra” di San Gregorio: riportandoli a casa, hanno detto che si sono veramente divertiti! L’allegria non è mancata in particolare dopo cena, quando, spostandoci in Piazza del Duca, insieme abbiamo brindato al nuovo anno e abbiamo potuto ammirare il bellissimo spettacolo dei Fuochi d’Artificio, e poi ritornati al tendone ci siamo divertiti con la musica e il ballo.
La partecipazione a questo cenone per me, ma credo per molti altri, è condividere e sentirsi parte di una realtà molto più grande: sono presenti uomini e donne, persone di tutte le età, dai bambini agli adulti agli anziani, persone di colore, persone diversamente abili, persone di cultura e persone semplici, persone di etnie e religioni diverse, persone che lavorano e persone disoccupate. Tutte hanno un unico obiettivo: la fratellanza, la solidarietà e la condivisione”. Mirella Parasecoli