Fame e sete di servizio: la Mensa del Centro di Solidarietà della Caritas

10 Marzo 2016
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Fame e sete di servizio: la Mensa del Centro di Solidarietà della Caritas

“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…” È stato questo brano del Vangelo di Matteo che ha spinto noi educatori del gruppo di giovanissimi di A.C. del II e III anno della scuola superiore delle parrocchie di Monte San Vito e Borghetto a provare a far vivere ai nostri ragazzi l’esperienza della mensa del Centro di solidarietà della Caritas di Senigallia. In questa realtà ci si può spendere anche solo per una sera, nel servizio di chi ha bisogno non solamente di un piatto caldo o di un bicchiere d’acqua, ma soprattutto di uno sguardo, di ascolto o di una parola.
Fame e sete, lo sappiamo, non sono solo bisogni materiali. Il brano di Matteo continua con le immagini del forestiero da ospitare, del nudo da vestire, del malato da visitare e del carcerato da andare a trovare: così è nato un progetto che ci ha portato, dopo Caritas, a Rimini a conoscere diverse strutture e case famiglia dell’associazione Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, e che ci porterà, nei prossimi mesi, accanto ai disabili della Lega del Filo d’Oro di Osimo e a fianco dei carcerati presso la casa di reclusione di Barcaglione. Siamo convinti che nel volto di ciascuno di questi “ultimi” ci sia il volto stesso di Cristo che, in ogni volto, ci insegna ad amare.
Alla Caritas siamo stati, nel mese di febbraio, a gruppetti di 5 (un educatore e 4 ragazzi) e, dopo essere stati accolti dalle instancabili operatrici e dai volontari, abbiamo prestato il nostro servizio semplicemente affiancando gli ospiti della struttura, condividendo con loro la cena, dando una mano in cucina, a riempire i piatti o a sparecchiare, donando il nostro tempo e noi stessi (“Date voi stessi da mangiare”, dice un altro bellissimo brano di Vangelo). È stato un tempo prezioso, pieno di incontri, di dialoghi, di spunti e di bellezza. Invitiamo tutti i ragazzi della diocesi, insieme ai loro responsabili, a vivere questa esperienza e poi, magari, a tornarci e ritornarci, perché il tempo del servizio è sempre un tempo che porta molto frutto.

Di seguito le testimonianze di alcuni giovanissimi che hanno vissuto questa esperienza.
“L’esperienza vissuta mi ha calato in un contesto nel quale si abbandonano le strutture pressanti della società contemporanea riuscendo ad aprire orizzonti molto più profondi della quotidianità. Ho imparato ad allargare quelli che pensavo fossero i miei limiti nell’osservare e nell’ascoltare, ma soprattutto nel giudicare e pregiudicare le persone.” (Diego)
“In quel momento per me non contava se erano cristiani o atei, intelligenti o fuori di testa, italiani o africani, vedevo semplicemente quelle persone mangiare così come mangiamo noi quando torniamo da scuola o dal lavoro.” (Gioele)
“Un uomo di colore, lingua, nazionalità, religione o cultura diversa è prima di tutto uomo e, anche se meno fortunato, merita gli stessi diritti. Da loro abbiamo solo da imparare, iniziando con il lasciare i pregiudizi a chi non ha ancora scoperto cosa significa «amare il prossimo». A me queste persone hanno insegnato ad andare oltre, ad avere il coraggio di mettersi in relazione nonostante la società li emargini.” (Maria Sofia)
“Ognuno di noi nasce uomo come tutti gli altri, ma poi la vita e la situazione sociale in cui ognuno si trova ci fa essere più o meno fortunati. Da quest’esperienza ho imparato a non discriminare nessuno e che, oltre al cibo, a una doccia calda e un letto confortevole in cui dormire, un’altra cosa da offrire, forse la più essenziale, è l’amore.” (Aurora)

10 Marzo 2016
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